Carabiniere ucciso a Roma, il collega: “Mario gli urlava ‘fermati, basta, siamo carabinieri’”

Carabiniere ucciso a Roma, il collega: “Mario gli urlava ‘fermati, basta, siamo carabinieri’”

Luglio 29, 2019 0 di fiorbatt

“Prima di accasciarsi ha detto ‘Mi hanno accoltellato’”, sono state secondo il collega Varriale le ultime parole pronunciate da Mario Cerciello Rega prima di morire. “Fermati, basta, siamo carabinieri”, urlava Mario mentre Elder Lee lo accoltellava.

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Mario Cerciello Rega e Andrea Varriale arrivano in borghese all’appuntamento con Finnegan Lee Elder, 19 anni, e Gabriel Christian Natale Hijorth.

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Mostrano subito i tesserini di riconoscimento, circostanza confermata anche da Natale, e immediatamente vengono aggrediti. È stata una lite, si legge nell’ordinanza di custodia cautelare del gip Chiara Gallo, “rapida e violenta”. “Fermati, basta, siamo carabinieri”, urla il vicebrigadiere Rega a Elder Lee, mentre quest’ultimo lo sta pugnalando. “Prima di accasciarsi ha detto ‘Mi hanno accoltellato'”, sono state secondo Varriale le ultime parole pronunciate dal collega ferito.

Quando Rega ha lasciato la presa i due ragazzi americani sono scappati lasciando il carabiniere a terra in un lago di sangue. Elder ha ammesso colpito il carabiniere fino a quando lui non ha mollato la presa. Anche Varriale è stato aggredito a calci e pugni da Natale, che poi è scappato con l’amico rifugiandosi all’hotel Le Meridien, un quattro stelle a pochi passi dal luogo dell’omicidio.

Secondo Elder Lee, Natale lo avrebbe aiutato a nascondere l’arma del delitto in un controsoffitto della stanza. Natale ha confermato, sempre stando a quanto emerge dall’ordinanza del gip, di aver preso il coltello perché preoccupato per il suo amico. Elder Lee ha riferito anche di essere stato preso per il collo da Cerciello Rega, ma questa circostanza non trova conferme. È “pacifico”, secondo il gip, che a uccidere il vicebrigadiere sia stato proprio Elder Lee. Le telecamere di una gioielleria hanno ripreso la fuga dei due ragazzi per rientrare all’interno dell’albergo.

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Il ruolo del pusher Brugiatelli

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A pochi passi dal luogo dell’omicidio, c’era Sergio Brugiatelli, il pusher a cui i due americani avevano rubato il borsello e per il quale gli avevano chiesto un riscatto. A quanto sostiene Brugiatelli, “ero con i carabinieri sul posto e sentivo le urla”. Il pusher ha confermato di aver parlato con i due americani, che gli hanno chiesto della cocaina. Ha raccontato di essere derubato da questi due e che uno di loro ha risposto al telefonino rubato.

 

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