Coprifuoco e chiusure Covid, nuovo dpcm. Stavolta faranno fallire l’Italia Coprifuoco e chiusure Covid, nuovo dpcm. Stavolta faranno fallire l’Italia

Coprifuoco e chiusure Covid, nuovo dpcm. Stavolta faranno fallire l’Italia Coprifuoco e chiusure Covid, nuovo dpcm. Stavolta faranno fallire l’Italia

Arriva il nuovo dpcm di Giuseppe Conte e la sola cosa sicuramente prevista sarà una sorta di coprifuoco in tutta Italia dalle ore 22.

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A quell’ora dovrà essere chiuso qualsiasi locale o luogo pubblico: bar, birreria, pub, ristorante, pizzeria, museo, cinema, teatro, sala da concerti. Si potrà circolare nelle nostre città senza autocertificazioni, ma di fatto soprattutto in questa stagione sarà difficile trovare qualcuno in giro.

Poi, secondo le indiscrezioni circolate ieri a palazzo Chigi (il dpcm verrà firmato nel week end), si prevede la chiusura a macchia di leopardo di palestrecinemateatriparrucchieri e barbieri, estetiste e centri estetici: scatteranno con ordinanze regionali dove i contagi risulteranno con l’indice più alto. Nessuna decisione invece su scuola e trasporti pubblici.

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Sono misure che purtroppo segnalano lo smarrimento del governo di fronte alla crescita esponenziale in questi giorni dei contagi: sembra che nessuno sappia che pesci prendere. Perché? La risposta è purtroppo drammatica: non ci sono più soldi in cassa, e ogni giorno che passa si affievolisce la speranza di avere dall’Unione europea un anticipo di quel fantasma che ormai è diventato il Recovery Fund. Per questo motivo il governo lancia il sasso e poi nasconde la mano. Se chiudesse tutto o completamente qualche settore produttivo, è evidente che nascerebbe il problema del risarcimento dovuto dallo Stato a chi viene fermato. Così formalmente il governo non chiude ancora nulla: limita gli orari di alcune attività, scarica sulle Regioni la decisione di chiuderne altre.

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Non è una scelta intelligente, e nemmeno giusta. E’ ovvio che limitare alle ore 22 l’attività di ristoranti, bar e locali vari li fa chiudere tutti o quasi del tutto. Qualcuno proverà disperatamente a restare in piedi inventandosi super aperitivi al tramonto che causeranno nuovi assembramenti e inevitabilmente provocheranno nuovi dpcm restrittivi. I più non ce la faranno a stare in piedi: chi viveva di clienti dalle 22 in poi è spacciato. Chi puntava su due turni di ristorazione, ne potrà avere solo uno: ma come farà con quegli incassi a pagare il personale, l’affitto del locale, le spese di mantenimento e perfino gli investimenti fatti nella scorsa primavera per trasformare quei locali e renderli compatibili con le nuove norme sui distanziamenti? E’ evidente che li si fa fallire quasi tutti, con l’aggravante dell’ipocrisia di non averne deciso per decreto la chiusura.

Qualcuno obietterà: ma il coprifuoco e la chiusura dei locali è stata decisa anche in altri paesi e in altre capitali europee. Vero, con una differenza: prima di firmare quelle decisioni i governi degli altri paesi ne hanno valutato l’impatto economico, stanziando subito i fondi necessari ai risarcimenti. Il giorno stesso della comunicazione della chiusura i proprietari dei locali hanno saputo che lo Stato avrebbe risarcito le loro perdite consentendone la sopravvivenza in tempi migliori. Francia, Gran Bretagna e Germania hanno dimostrato di avere preparato con saggezza un piano per le decisioni che mano mano vengono adottate. L’Italia no. Che diavolo hanno fatto premier, ministri e presidenti di Regioni in tutti questi mesi per prepararsi alla seconda fase del virus che tutto il mondo dava per scontata? L’unico piano che si vede in questi giorni è “alla viva il parroco”, come si dice popolarmente. E offre lo spaccato drammatico di una classe politica e dirigente assolutamente inadeguata per l’emergenza che stiamo vivendo.

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Ieri abbiamo raccontato dello scontro sulla chiusura delle scuole in Campania e del balletto delle cifre messo in campo da chi lo ha deciso (il governatore Vincenzo De Luca) e chi lo ha contrastato (la ministra Lucia Azzolina). A venti quattro ore di distanza nessuno ha detto se erano giuste le cifre dell’uno o dell’altro, ed è assai grave. Avesse ragione De Luca per cui la maggioranza dei nuovi contagi nascerebbe proprio dalla scuola, prima di chiudere cosa ha fatto per limitare le conseguenze di una ordinanza così rilevante? Ha pensato a chi si sarebbe occupato oggi dei bambini più piccoli? I genitori perdendo una giornata di lavoro? I nonni perché quella giornata non si poteva perdere? E ha sentito e organizzato le scuole per fare da subito l’insegnamento a distanza? Nulla di tutto questo.

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E’ questa improvvisazione generale che lascia sgomenti. Ora si vorrebbero chiudere barbieri e parrucchieri. Perché? Che prova abbiamo della crescita dei contagi dovuta alla messa in piega? E se dati di questo tipo esistono (finora manco uno) e possono essere resi pubblici per spiegare come mai lo shampoo sia contagioso ad ottobre e non lo sia stato fra maggio e settembre, quanti soldi avete messo da parte per risarcire da subito chi viene chiuso? Lo stesso dicasi di ogni attività che oggi venisse chiusa. Perché cari signori del governo, rispetto a inizio pandemia, oggi portate sulle vostre spalle l’aggravante di avere fatto riaprire tutti obbligandoli a investimenti costosi per rendere ogni esercizio compatibile con le prescrizioni di questi scienziati pazzi del comitato tecnico scientifico di cui vi siete contornati: chiudete quello prima di farlo con chiunque altro.

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