Coronavirus, l’amore “bandito” anche nella fase 2: i fidanzati non sono “congiunti” (e non si possono vedere)

Coronavirus, l’amore “bandito” anche nella fase 2: i fidanzati non sono “congiunti” (e non si possono vedere)

Tecnicamente non sono “congiunti”. Anche se molto spesso fanno parte della nostra vita più di zie, cugini o parenti vari. E invece l’amore (quello non riconosciuto dalla legge) è ancora bandito nella fase 2 del Coronavirus.  Dal 4 maggio si potrà uscire di casa per incontrare parenti e familiari ma non fidanzati o compagni. E’ c’è chi grida alla discriminazione.

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Secondo l’ultimo decreto del governo infatti occorre un vincolo di sangue o legale (matrimonio) per essere autorizzati a potersi vedere da vicino.
I “prossimi congiunti” sono per legge «gli ascendenti, i discendenti, il coniuge, la parte di un’unione civile tra le persone dello stesso sesso, i fratelli, le sorelle, gli affini nello stesso grado, gli zii e i nipoti» mentre non si comprendono «gli affini allorché sia morto il coniuge o non vi sia prole». Lo dice chiaramente l’articolo 307 del codice penale, parlando di «assistenza ai partecipi di cospirazione o di banda armata» che, prevedendo «la reclusione fino a due anni per chiunque dà rifugio o fornisce vitto, ospitalità o mezzi di trasportano a chi partecipa all’associazione o alla banda non è punibile se commette il fatto in favore di un prossimo congiunto».

Fidanzati ancora succubi del lockdown anti Covid-19, dunque. Salvo, tuttavia, deroghe dell’ultima ora che potrebbero subentrare considerate le proteste che stanno montando nelle ultime ore. Perché infatti i parenti sì e i fidanzati no? E molte proteste arrivano anche dal mondo omosessuale.
«Il Decreto Conte discrimina ancora una volta le persone Lesbiche, Gay, Bisex e Trans e non solo – dichiara Fabrizio Marrazzo portavoce Gay Center – infatti molti della nostra comunità sono spesso isolati dalle proprie famiglie e parenti, ed hanno costruito le proprie vite su una rete di amicizie che ha spesso sostituito e compensato gli affetti mancati dei propri familiari. Analogamente ciò avviene in molte famiglie basate su convivenze di fatto, ossia le cosiddette “famiglie allargate”. Inoltre, molto spesso le coppie lesbiche e gay non risultano sulla carta genitori di entrambi i figli, e pertanto non sono parenti dei rispettivi zii e nonni dei propri figli. Il nuovo decreto da la possibilità solo ad alcuni di ripristinare la propria rete di affetti, ma non a buona parte della nostra comunità ed a quella parte della società che non rientra nelle logiche di parentela ottocentesche».
 

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