Coronavirus, il pronto soccorso di Bergamo vuoto per la prima volta dopo un mese e mezzo: “Ora torniamo a respirare”

Coronavirus, il pronto soccorso di Bergamo vuoto per la prima volta dopo un mese e mezzo: “Ora torniamo a respirare”

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Uno dei luoghi più martoriati dall’epidemia di Covid-19: nel pieno dell’emergenza il totale dei ricoverati al Papa Giovanni XXIII era arrivato anche a quota 500 al giorno, adesso il numero è sceso a 298

BERGAMO – Non si vedono più le barelle con le bombole di ossigeno. Le file di pazienti in pietosa attesa o già ricoverati si sono finalmente dissolte e le scene simbolo dello tsunami – con il reparto affollato di malati, lo sfinimento di medici e infermieri su e giù per le corsie a fronteggiare l’onda di piena, il flusso continuo delle ambulanze in coda all’ingresso – sembrano, almeno per ora, un incubo lasciato alle spalle. Per la prima volta dopo un mese e mezzo il Pronto soccorso dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo è vuoto: liberi i corridoi, quasi sgombra la sala d’attesa. Di nuovo nella norma il numero degli accessi. La fotografia che pubblichiamo rende l’idea di come, 45 giorni dopo, la trincea simbolo della lotta al Covid 19, qui, nel primo ospedale della provincia italiana più martoriata dal coronavirus, si sia affrancata dalla pressione dei giorni peggiori. Giorni che sono sembrati infiniti. “Torniamo a respirare – dicono dall’Asst Papa Giovanni -. Lo spiraglio di luce sta diventando qualcosa di ancor più luminoso. Dopo un periodo di fuoco, l’alleggerimento e la diminuzione dei casi e dei ricoveri Covid ci si sta facendo tornare gradualmente a una situazione di quasi normalità”.

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I numeri. Nel pieno dell’emergenza il totale dei ricoverati per infezione da coronavirus, tanti in gravi condizioni, era arrivato anche a quota 500: adesso il numero è sceso a 298 (conta di sabato 18 aprile). E’ una stima che tiene conto dei malati del Papa Giovanni, di quelli del nuovo ospedale da campo allestito in tempi record alla Fiera (43) e di quelli assistiti al presidio di San Giovanni Bianco, in Val Brembana. La prima linea del fronte era, ed è ancora, il Pronto soccorso. La misura della pressione è data dagli accessi in reparto (diretto da Roberto Cosentini). Significativo il fatto che, rispetto a un mese fa, l’equilibrio tra gli ingressi di pazienti con sintomi Covid e quelli bisognosi di cure per altre patologie si è completamente rovesciato rispetto a com’era la situazione trenta giorni prima: venerdì 17 sono stati 33 gli accessi Covid – per semplificare -, e 61 quelli di “altre patologie” (di entrambi i gruppi, sono stati 10 e 10 le persone poi ricoverate in ospedale). Il 17 marzo, quando il virus dei polmoni faceva strage nella bergamasca, il rapporto era di 50 a 14. “Siamo usciti dalla fase acuta, provati ma ce l’abbiamo fatta – dice Luca Lorini, primario di Terapia intensiva -. Finalmente, da giorni, sono più i guariti dei deceduti”. Lorini è stato tra i medici italiani che, nel pieno del flagello Covid, hanno espresso le posizioni più rigorose rispetto alle misure di contenimento, ribadendone con forza la necessità anche quando, persino nella bergamasca in ginocchio, c’era chi invocava un alleggerimento delle stesse. “Nessuno incontri nessuno”, era stato l’invito di Lorini che aveva consigliato, anche in famiglia, di evitare il più possibile contatti proprio per spezzare la catena dei contagi e il “viaggio” del Covid.

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fonte repubblica.it

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