Francesco, 38 anni, parla dopo dieci giorni di terapia intensiva: «La prova più dura. Il virus è lì fuori, riflettete»

«Cari amici, ieri finalmente sono uscito dalla terapia intensiva dopo 10 giorni. È stata forse la prova più dura che abbia mai affrontato fino ad oggi, ma è finita e adesso si guarda avanti anche perché la strada per la guarigione è ancora lunga. Grazie a chiunque mi sia stato vicino in questi giorni ed ha avuto un pensiero per me. Non mi avete fatto mai sentire solo, soprattutto la mia famiglia». A parlare attraverso un post su Facebook è Francesco Bozzi, un ragazzo di 38 anni di Empoli risultato positivo al coronavirus e che ha passato, superandola, la fase della terapia intensiva. Una dura battaglia che ha voluto raccontare lanciando un messaggio agli italiani. 

«Ma non è di questo che voglio parlare», scrive infatti proseguendo il post sui suoi social. «Voglio condividere la prospettiva di una persona che sta vivendo questa pandemia da paziente in ospedale – spiega Fracesco – A Empoli in giro di poco tempo hanno triplicato i posti letto di terapia intensiva, ed hanno assorbito l’onda. Ma hanno dovuto trovare il personale adeguato spostando le persone dai vari reparti, formandole in brevissimo tempo affiancandoli ai “veterani”. Hanno creato una squadra incredibile che fa turni massacranti completamente vestiti con tute protettive, tre paia di guanti, mascherina e visiera per la propria protezione, senza mai poter bere, soffiarsi il naso o andare in bagno, grondanti di sudore perché le temperature sono a misura di paziente. Sempre sorridenti, gentili e disponibili».

«Dovete capire – aggiunge il 38enne – che fino a che non ci sarà un vaccino o le persone staranno a casa seguendo tutti i protocolli di sicurezza senza mai sgarrare, oppure ci saranno nuove ondate. Questo momento di miglioramento è dovuto al primo blocco , ma il virus è lì fuori. E se non state sempre attenti lo prendete, prima o poi.

Magari sarete asintomatici, ve lo auguro con tutto il cuore. O magari avrete bisogno della terapia intensiva come me, e spero veramente che ci sia un letto disponibile e personale medico sereno e non stressato per curarvi».

«Riflettete su queste parole – conclude Francesco – e se volete condividete; spero che possa aiutare più persone possibile ad avere un punto di vista diverso».