Uccisi otto elefanti in un solo giorno per le zanne: è il peggior massacro in Africa orientale

Uccisi otto elefanti in un solo giorno per le zanne: è il peggior massacro in Africa orientale


I bracconieri hanno ucciso otto elefanti appena al di fuori del Parco Nazionale Mago, in Etiopia, dal quale erano usciti per procurarsi acqua. Si tratta del peggior massacro perpetrato ai danni dei pachidermi in Africa orientale. A tutti gli esemplari sono state prelevate le zanne, per essere vendute al mercato nero dell’avorio.

In sole 24 ore i cacciatori di frodo hanno ucciso otto elefanti in Etiopia, compiendo il peggior massacro registrato nell’Africa orientale. L’obiettivo dei bracconieri, come sempre, erano le preziose zanne in avorio, che sono state tutte sistematicamente prelevate dai pachidermi uccisi. I trafficanti le vendono a peso d’oro al mercato nero, in particolar modo in quello asiatico; spesso finiscono nella collezione privata di clienti abbienti, che le esibiscono come una sorta di status symbol, ma a volte è coinvolta anche la medicina tradizionale. Tra gli ingredienti si annoverano molte parti di animali selvatici, talvolta rari e minacciati di estinzione.

Gli otto elefanti uccisi erano tutti ospitati nel Parco Nazionale Mago nel Sud del Paese. Secondo quanto dichiarato al Guardian da Ganabul Bulmi, il capo custode dell’area protetta, gli esemplari sarebbero usciti dal parco in cerca di acqua, e a causa delle misure introdotte per contenere la pandemia di coronavirus SARS-CoV-2, i bracconieri ne avrebbero approfittato per uccidere tutti gli elefanti “a tiro”. I primi cinque sono stati trovati subito, ma successivamente sono state rinvenute altre tre carcasse, come comunicato su Twitter da Greta Francesca Iori, un’esperta di crimini perpetrati ai danni della fauna selvatica che lavora da anni in Etiopia come consulente.

Bulmi ha dichiarato al Guardian che non è mai stato visto nulla di simile nel suo Paese. Come affermato dal dottor Daniel Pawlos, un dirigente presso l’agenzia governativa Wildlife Conservation Authority, non si pensava che in Etiopia potessero esserci bracconieri organizzati. “L’anno scorso abbiamo documentato fino a dieci uccisioni di elefanti. Ma ogni volta che emerge la domanda, questo fa scattare il bracconaggio illegale.

Ciò che rende diverso l’ultimo episodio di bracconaggio è l’elevato numero di elefanti uccisi in un solo giorno”, ha aggiunto l’esperto. A facilitare la vita dei cacciatori di frodo sono state proprio le misure introdotte per contrastare la pandemia di coronavirus, con le forze dell’ordine spostate di mansione, per controllare il rispetto del distanziamento sociale. In pratica, i bracconieri hanno avuto la possibilità di agire indisturbati.

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A complicare la situazione anche l’omertà e un possibile ruolo nel massacro da parte dei residenti della zona. Come sottolineato da Bulmi al Guardian, infatti, ci sono difficoltà nelle indagini perché si tratta di “persone armate” che non intendono collaborare con la giustizia.

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L’Etiopia non rientra tra i Paesi più colpiti dal bracconaggio contro gli elefanti, tuttavia si ritiene che dagli anni ’70 del secolo scorso ad oggi la popolazione di pachidermi sia diminuita del 75 percento, passando da 10mila esemplari a poco più di 2.500. Il nuovo massacro potrebbe essere il tassello di una strategia più ampia, che potrebbe mettere in serio pericolo la sopravvivenza di questi maestosi animali nel Paese africano. Gli elefanti sono classificati come vulnerabili (codice VU) nella Lista Rossa dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN).

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